Arte Contemporanea e Sociologia, Lettere, Libertari

Alfabeta, Culture del dissenso

113 , Ultimo numero della rivista “Alfabeta”, 1988

REDAZIONE:
Nanni Balestrini, Omar Calabrese, Maria Corti, Gino Di Maggio, Umberto Eco, Maurizio Ferraris, Carlo Formenti, Marisa Giuffra, Francesco Leonetti, Antonio Porta, Pier Aldo Rovatti, Gianni Sassi, Mario Spinella, Nino Trombetta, Paolo Volponi.

DESCRIZIONE:
La storia di «Alfabeta» inizia nel 1975, quando Gino Di Maggio, animatore della cultura milanese sin dagli anni Sessanta, e George Brecht, uno dei principali esponenti di Fluxus, danno vita alla rivista «α-beta. Laboratorio di critica delle arti visive, di storia dell’arte e …», che vede l’uscita di 8 numeri fino al marzo 1976, pubblicati dalla casa editrice Multhipla di Milano, diretta dello stesso Di Maggio. La redazione è animata da Di Maggio, Brecht, Gianni Emilio Simonetti, Gianni Sassi e Sergio Albergoni, che si avvalgono della collaborazione di Pasquale Alferj, Giuseppe Galante e Achille Bonito Oliva. La rivista si pone come veicolo di diffusione delle opere e delle iniziative del movimento Fluxus ed è impegnata nella discussione sull’eredità delle avanguardie storiche e del Situazionismo. Pochi anni dopo la chiusura, il titolo, leggermente modificato, viene riutilizzato dall’editore per una nuova rivista, che eredita in parte i collaboratori di quella precedente; nasce così «Alfabeta. Mensile di informazione culturale», che vedrà l’uscita di 114 numeri tra il 1979 e il 1988. La direzione è affidata a un comitato che stabilisce la linea editoriale in maniera collegiale ed è composto, oltre che da Di Maggio e Sassi, da Nanni Balestrini, Umberto Eco, Paolo Volponi, Antonio Porta, Maria Corti, Francesco Leonetti, Pier Aldo Rovatti e Mario Spinella. Il gruppo redazionale comprenderà in seguito Omar Calabrese, Maurizio Ferraris, Vincenzo Bonazza, Marisa Giuffra, Nino Trombetta e Carlo Formenti. A partire dal 1981 «Alfabeta» si trasforma in una cooperativa, gestita dai membri del comitato, e la pubblicazione verrà curata dalla casa editrice Intrapresa, fondata, tra gli altri, da Gianni Sassi, che svolge anche il ruolo di art director della rivista. Come ricordano gli stessi collaboratori, il vero ideatore della rivista può essere considerato Nanni Balestrini, costretto tuttavia ad allontanarsi dall’Italia e a fuggire esule in Francia all’indomani della fondazione della rivista stessa, a causa delle accuse di associazione sovversiva e banda armata che, assieme allo scrittore, colpiscono tanti altri esponenti dei movimenti di opposizione con i ben noti procedimenti giudiziari del 7 aprile 1979, accuse rivelatesi poi del tutto infondate e che possono interpretarsi, nei fatti, come un attacco alla libertà di espressione del dissenso. I primi numeri di «Alfabeta» contengono più di un appello in favore di Balestrini e numerose dichiarazioni di solidarietà nei confronti di tutti i militanti colpiti dall’istruttoria del “7 aprile”, affiancati da discussioni più ampie e approfondite sul garantismo. A Balestrini si deve in particolare l’idea di una rivista gestita da un comitato di redazione estremamente eterogeneo al suo interno, che garantisce una linea editoriale in costante apertura e si alimenta del confronto intellettuale, radunando le forze “superstiti” della sinistra dopo la dura repressione dei movimenti degli anni Settanta e in piena era post-ideologica. Alla redazione prendono parte, infatti, intellettuali e scrittori – tra cui molti che erano stati membri del Gruppo 63 – connotati da esperienze culturali e posizioni ideologiche diverse, che convergono tuttavia nel progetto di una rivista militante e impegnata contro il cosiddetto “riflusso” degli anni Ottanta. L’obiettivo precipuo è quello di proporre un punto di vista critico sulla realtà contemporanea, tentando di ri-cartografare la situazione culturale e di offrire al contempo prospettive aperte sul futuro – «leggere o rileggere quanto era stato detto e quanto ancora è da dire» (Editoriale, n. 1, 1979, p. 1) – rivolgendosi soprattutto ai giovani della generazione postsessantottesca in un periodo storico in cui si percepisce chiaramente la disgregazione del sistema culturale e politico. Da qui l’immagine, utilizzata nel primo editoriale, del ponte di San Luis Rey – dal libro di Thornton Wilder – in cui un assembramento casuale di persone che si trovano su un ponte mentre sta crollando, si scopre unito da «misteriosi rapporti» (M. Corti, Premessa, in Alfabeta 1979-1988, Bompiani, Milani 2012, p. 5), metafora scoperta di una parte della classe intellettuale che tenta di riabilitare il proprio ruolo rispetto alla società, in una situazione in cui appare del tutto consumata la crisi dell’intellettuale, ma in cui si verifica anche la fine di tendenze artistiche e culturali definite sulla base di intenti programmatici comuni. «Alfabeta» mantiene fede ai propositi iniziali lungo l’intero arco della sua attività, costituendosi come una delle poche riviste degli anni Ottanta capaci di stimolare il dibattito culturale, ma svolge anche un ruolo primario nella promozione di nuove tendenze letterarie, connotandosi, spiega Romano Luperini, come l’ultima rivista del ‘900 (cfr. R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, V. Tinacci. La scrittura e l’interpretazione, 3. II, Palumbo, Palermo 2005, p. 615). La rivista si presenta come un «giornale di recensioni» (Editoriale, n. 1, 1979, p. 1) che, a partire dalla lettura incrociata di testi di generi differenti – letteratura, saggistica, etc. – e afferenti a campi diversi del sapere e delle arti, affronta questioni ritenute urgenti rispetto al panorama culturale attuale. Accanto alle recensioni multiple ad opera dei singoli collaboratori – nelle quali vengono recensiti testi diversi che permettono tuttavia di affrontare un unico tema – la rivista è poi organizzata, in buona parte, per rubriche; tra quelle più durature si menzionano “Giornale dei giornali”, a cura di Index-Archivio critico dell’informazione, dedicata a uno spoglio di quotidiani e riviste su alcuni problemi di attualità, e “Cfr.”, che accoglie recensioni brevi di singoli testi o eventi culturali. Le foto e le illustrazioni presenti in ogni numero sono dedicate a un unico tema e spesso si presentano come anticipazioni o promozioni dei volumi, delle mostre o degli eventi da cui sono riprese o a cui si riferiscono: esse svolgono un ruolo equivalente alle recensioni, conducendo un discorso parallelo e autonomo rispetto ai testi (cfr. O. C., Le immagini di questo numero, n. 22, 1981, p. 1). Tra i temi d’attualità e propriamente politici affrontati dalla rivista si trovano soprattutto i movimenti e le tematiche ambientaliste, la comunicazione antagonista e la produzione editoriale alternativa (specie con gli interventi di Roberto Di Marco, Maria Corti e Primo Moroni sul n. 5, 1979), il femminismo (si veda in particolare il supplemento al n. 89 del 1986, Dodici donne), la repressione dei movimenti di dissenso – tacciati indistintamente di terrorismo dallo Stato, dai media e dal PCI -, ma anche la rivendicazione dell’attualità delle ragioni del Sessantotto, in risposta ai meccanismi di spettacolarizzazione cui l’evento è sottoposto da parte dei media (cfr. C. Formenti, Il dibattito politico, in Alfabeta 1979-1988, cit., pp. 11-17). All’interno della rivista è dedicato ampio spazio al dibattito filosofico, con particolare riguardo alla questione della “crisi della ragione”, che, come spiega Ferraris, corrisponde in sostanza a un discorso sulla crisi della figura intellettuale (cfr. M. Ferraris, Il dibattito filosofico, in Alfabeta 1979-1988, cit., pp. 445-6); assume inoltre notevole rilievo il dibattito intorno all’affermazione del pensiero debole, accolto all’interno della rubrica “Debole/Forte”. Sono numerosi gli interventi sulla psicoanalisi, specie riguardo alla lezione di Lacan, e i contributi di argomento scientifico, in particolare sull’impatto dei nuovi media e dell’informatica sui sistemi sociali e sulle arti, che denotano l’attenzione della rivista per le rivoluzioni tecnologiche in atto e i mutamenti culturali ad esse dovuti (si veda in merito il supplemento al n. 102, 1987, Alfa bis. 1. Lo scimpanzé, lo scriba e il computer). Lo spettro delle forme artistiche di cui la rivista si interessa è quanto mai ampio: le discussioni e gli aggiornamenti su cinema e teatro sono spesso affidate a critici di rilievo come Franco Quadri, Giuseppe Bartolucci e Paolo Bertetto, che compare tra i più assidui collaboratori. Sin dal primo numero viene dedicata grande attenzione alla musica pop e rock, su cui si segnalano in particolare gli interventi di Franco Bolelli. In continuità rispetto alla serie originaria della rivista, prosegue l’interesse per Fluxus e per le avanguardie storiche, in primo luogo per il Futurismo. In questo senso si devono segnalare la presenza delle immagini sulla fotografia futurista (n. 12, 1980), il supplemento L’arte dei rumori di Russolo, che ripropone testi del musicista (n. 38, 1982), nonché i numerosi interventi – di Claudia Salaris, Gianni Emilio Simonetti, Niva Lorenzini e altri – sul Futurismo in tutte le sue manifestazioni artistiche e la pubblicazione, in collaborazione con la rivista parigina «La Quinzaine», del volume Futurismo/futurismi, edito da Intrapresa nel 1986. La grafica e il fumetto occupano i posti di maggior rilievo e si costituiscono come “discorsi” ininterrotti lungo tutto il periodo di attività della rivista. Si vedano soprattutto, per quel che concerne la grafica, le immagini dei manifesti di Massimo Dolcino (n. 22, 1981), quelle delle riviste d’avanguardia (n. 44, 1983), delle fanzine dell’underground (n. 13, 1980), e, soprattutto, il supplemento al n. 83 del 1986, Scenari della grafica, che fa seguito alle immagini dello stesso numero dedicate a Futurismo e industria: il caso Depero; si vedano infine le immagini sulla grafica culturale nel n. 61 del 1984 presentate da Giovanni Anceschi, che coglie l’occasione per parlare della grafica della stessa «Alfabeta». Di fumetti discute per la prima volta Roberto Giovannoli con l’intervento intitolato Postmodern comix, dedicato alle riviste di fumetto underground (n. 28, 1981); le immagini del n. 59 del 1983 sono anch’esse dedicate al fumetto underground e si segnala inoltre il supplemento L’arte del fumetto del n. 91 del 1986, accompagnato dalle immagini intitolate Il fumetto e le cose di Pablo Echaurren. Le immagini dell’ultimo numero della rivista sono poi tratte dalle tavole di Andrea Pazienza e accompagnate da un’introduzione di Colonnetti sull’importanza delle immagini come parte integrante del progetto di «Alfabeta». Quello letterario è tuttavia il campo in cui la rivista è maggiormente impegnata, come si evince a partire dai numerosi supplementi letterari, espressione del lavoro di riflessione condotto in merito alla situazione letteraria attuale all’interno della redazione, e dai supplementi dedicati ai centri del dibattito culturale, nonché dalle discussioni che sistematicamente animano il giornale e da cui scaturiscono frequenti occasioni di confronto e collaborazione con altre riviste e “gruppi” di intellettuali. Sin dai primi numeri prende avvio una discussione, che avrà importanti sviluppi lungo l’intero arco di vita della rivista, intorno alla possibilità di individuazione di tendenze specifiche nella poesia degli anni Settanta e Ottanta e sui tentativi di ridefinizione del canone poetico mossi da più parti in reazione alla crisi del canone stesso che si registra in quel torno d’anni. Compaiono infatti sul primo numero la recensione di Renato Barilli sull’antologia Poeti italiani del Novecento curata da Mengaldo, intitolata significativamente L’antologia della restaurazione, e le recensioni di Giuliano Gramigna dedicate all’antologie poetiche degli anni Settanta, tra cui si dovrà ricordare quella a La parola innamorata, antologia che inaugura il cosiddetto filone “neo-orfico” o “neo-romantico”, delineando una tendenza poetica che appare piena espressione di disimpegno e di “ripiegamento” sulla tradizione lirica. In reazione a queste correnti, l’obiettivo della rivista diviene apertamente quello di promuovere la nascita di tendenze poetiche di segno contrario, che esprimano una volontà di intervento della letteratura sulla realtà e rielaborino l’eredità della letteratura sperimentale e d’avanguardia. Il dibattito a questo proposito entra nel vivo con il n. 57 del 1984, con il quale viene lanciata la rubrica “Il senso della letteratura”, che comprenderà, tra gli altri, interventi di Leonetti, Porta, Raboni, Luperini, Muzzioli, Ferretti, Patrizi e Guglielmi. Il dibattito sulla rubrica sarà alla base del convegno eponimo di Palermo del 8-10 novembre 1984, organizzato dalla stessa «Alfabeta» assieme alla rivista palermitana «L’Acquario», ma la discussione risulterà continuamente aperta sulle pagine della rivista anche dopo l’incontro di Palermo. In seguito al convegno vengono individuate due macro-tendenze contrapposte nella poesia degli ultimi anni, quella già menzionata dei “neo-romantici” e quella dei cosiddetti “espressionisti e/o allegorici”, che si presenta come una tendenza transgenerazionale che recupera la lezione dello sperimentalismo (cfr. Supplemento letterario 4, n. 69, 1984). Nel 1985 viene inaugurato un nuovo dibattito dedicato anch’esso alle nuove tendenze, accolto nella rubrica Io parlo di un certo mio libro – Colloquio italo-francese, un dialogo con gli intellettuali francesi gravitanti attorno a «La Quinzaine», che culmina nell’incontro di Roma organizzato dalle due riviste il 13-15 dicembre 1985. Ad «Alfabeta» si deve anche l’organizzazione del convegno Ricercatori & Co, dedicato alla ricerca, alle riviste e alle avanguardie del ‘900, tenutosi a Viareggio il 26-28 marzo 1987 (cfr. Supplemento letterario 8, n. 98, 1987) e numerose altre iniziative di rilancio della critica letteraria, oltre che di una nuova letteratura, e di discussione sui meccanismi editoriali. In questo senso si deve sottolineare la presenza di «Alfabeta» al convegno di Siena Sull’interpretazione. Ermeneutica e testo letterario, del 21-23 maggio 1987, durante il quale Luperini e gli invitati approfondiscono questioni inerenti l’uso dell’allegoria, già affrontate in precedenza proprio su «Alfabeta», e la partecipazione all’incontro di Lecce sulle riviste e sulle tendenze letterarie organizzato da «l’immaginazione» nell’aprile 1987, da cui emergono le cosiddette “Tesi di Lecce”, piattaforma teorica che costituisce, in buona parte, la base programmatica del nascituro Gruppo 93, e, al contempo, una sorta di punto di arrivo e maturazione del discorso iniziato da «Alfabeta» con Il senso della letteratura (cfr. Siena/Sull’interpretazione e Le tesi di Lecce, in «Alfabeta», n. 103, 1987). Costantemente presente nel dibattito letterario condotto sulle pagine di «Alfabeta» è l’attenzione per la rivalutazione della componente orale della parola nel testo poetico che si verifica nel fenomeno, sempre più diffuso, delle declamazioni in pubblico effettuate in prima persona dagli autori, con la conseguente teatralizzazione e spettacolarizzazione della poesia. Su questo aspetto, che appare connaturato alle nuove tendenze poetiche, si concentrano molti interventi, a partire dal commento dedicato al Festival dei poeti di Castel Porziano del 1979 (G. Sassi, I giovani, prontamente inseguiti…, n. 5, 1979) e, a seguire, quelli che accompagnano i tanti eventi organizzati dalla cooperativa Intrapresa di Sassi, come Guerra alla guerra – festival internazionale di poesia tenutosi nel 1982 a Milano -, Polyphonix – evento in cui si intersecano reading di poesia, video art e musica, organizzato, sempre a Milano, da Jean-Jaques Lebel e Gianni Sassi – e, soprattutto, MilanoPoesia, realizzato da Intrapresa con la collaborazione della stessa «Alfabeta», un grande festival annuale di poesia, accompagnata da performance e sperimentazioni interdisciplinari, che entra a far parte degli eventi culturali milanesi nel 1984 e di cui la rivista pubblica puntualmente le cronache. Infine, questione che forse più di altre evidenzia la posizione liminale di «Alfabeta» nel panorama culturale italiano, situata su quello che appare come un passaggio epocale, è il dibattito intorno al Postmoderno, accolto per lo più all’interno della rubrica “Postmoderno/Moderno” inaugurata nel 1981 (n. 24) e condotto “a cavallo” tra filosofia e letteratura, che comprende alcuni interventi di Jean Francois Lyotard (Regole e paradossi, n. 24, 1981; Intervento italiano, n. 32, 1982) e le note Postille al “Nome della rosa” di Umberto Eco (n. 49, 1983). Nonostante il proposito di riprendere in breve tempo le pubblicazioni, l’esperienza di «Alfabeta» termina con il numero 114 del 1988 per problemi editoriali, con le parole di Colonnetti in prima pagina che, in maniera emblematica, individua il significato più vero del progetto di «Alfabeta» nella lezione di Vittorini, che invitava gli intellettuali a non avere paura del confronto con la realtà (A. Colonnetti, Il progetto di una rivista senza paura, n. 114, 1988, p. 1). Su iniziativa di alcuni dei membri fondatori, tra cui in primo luogo Nanni Balestrini, e di alcuni giovani critici letterari come Andrea Cortellessa e Andrea Inglese, nascerà nel 2010 «Alfabeta2», edita mensilmente fino al 2014 per 34 numeri dalla Fondazione Mudima di Milano, diretta da Di Maggio; oggi la rivista è ancora attiva come «quotidiano di intervento culturale» online. La nuova rivista viene fondata nel segno della continuità con la precedente, ma in un’epoca in cui «aprire uno spazio di intervento e di critica privo di condizionamenti costituisce già, di per sé, un gesto di contestazione e di rivolta» (Editoriale, «Alfabeta2», n. 1, 2010).

BIBLIOGRAFIA:
Per la storia della rivista si rimanda ai saggi contenuti nel volume Alfabeta 1979-1988. Antologia della rivista, a cura di R. Bossaglia, M. Ferraris, C. Formenti, A. Longoni, C. Martignoni, con una premessa di Maria Corti, Bompiani, Milano 2012, nel quale è pubblicato anche l’indice completo degli interventi. Sulle immagini della rivista si veda il catalogo Alfabeta 1979-1988: prove d’artista nella collezione della Galleria civica di Modena, a cura di F. Mora, Mudima, Milano 2017; per quel che riguarda «α-beta» si rimanda al saggio di Stella Succi, Fluxus è «α-beta», in Alfafluxus, supplemento di «Alfabeta2», dicembre 2012 e P. Echaurren, C. Salaris, Controcultura in Italia 1967-1977, Bollati Boringhieri, Torino 1999. Sulla nuova «Alfabeta2» si veda infine la pagina  https://www.alfabeta2.it/ (11/07/2019).

[Giovanna Lo Monaco]
[scheda aggiornata all’11 luglio 2019]

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