Storia Antica

Ida Vallerugo

Poffabro

Escono da piccole porte e subito camminano alti
per le strade le teste luminose dei continenti
passano leggeri il cancello d’ombra
che ha fermato la generazione dai piedi gonfi
così, camminando, pura luce in movimento…
Sfiorano i leoni di bronzo a guardia delle statue
dei padri tutori dell’isola e del mare.
Passano davanti alle porte di Harrod’s.
Attraversano a voce alta la periferia inquieta.
Vecchio mondo che non sai risvegliarti, muori.

Gli dei sono qui, chiedono di te.
“Eccomi” risponde lei salutando se stessa
che la saluta fra di loro.
Vengono discorrendo gli dei fra le case di pietra
di Poffabro luogo vero fuori dalle mappe
dove la neve cade in un silenzio mistico tibetano
e si alzano alle ringhiere le luminose a cantare il resurressi
a gli specchi riflettono ciò che riflettono
e si allunga negli orti la tigre, sorride.

Vengono a piedi chiamandosi gli dei, hanno tutti
il loro nome e solo sé hanno,

Anna ha l’occhio vellutato
pieno di lampi di agosto, viene facendosi la treccia
la pensosa, chiama.

Vengono discorrendo su moto
che luccicano, ragazzo biondo che ridi e sei biondo,
spandono in corsa benzina e miele.
Per le strade e le scalinate di Poffabro vengono
e s’incrociano sulla piazza che solo
quando sono entrati è lei

… tendere di noi perfetto alla periferia del tempo
a ciò che anche il tempo del calco e della maschera
va braccando: storia e utopia un solo vino.

Utopia, utopia, che così veri ci fai, utopia!
Uovo di luce gira lenta la piazza
intorno al sole, capsula pura, meraviglia
– sì, non finiamo più di meravigliarci e avere
visioni potenti anche se nevicasse per secoli –

nelle fermate dei canti
– le schiene contro le schiene – aspettiamo
da dentro e fuori di noi i canti di risposta
dei giovani degli altri nostri pianeti
presi anche loro a nascere, chiamare…

Dio, dio che i piedi non laciano orme!
Forse perché questa è una lunga nascita
e qui una volta c’era il mare.

La mano che scrive
che una mano che scrive è solo
una mano che dà lineamenti al mistero chiaro
stringe già Colvere ghiacciate e città addormentate
specializzate già in resurrezioni…

“Cronaca! Cronaca! Sii realista!”
mi grida il venditore autorizzato di ombrelli
contro il monsone, reduce da Auschwitz.

Eppure ho guardato a lungo all’alba,
subito dopo Hiroshima, la luce che torna a illuminare
la parte del sogno che si può toccare, a lungo
vi ho guardato, amati, staccare con le unghie il ghiaccio
dai vetri che tornavano ad appannarsi col respiro
e la vostra mano che girando passa sopra
e il mondo che torna in quel cerchio

e la strada di Poffabro che esce dal buio

e sul profilo ghiacciato della collina Sara che viene

scalza, e con lei sulla neve disegni visti…

(traduzione dalla poesia in friulano “Pofâvri” da Mistral)

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...