Storia Antica

La “grande madre”: prime suggestioni


Venus de Laussel, Dordogne
Calcaire, hauteur 43 cm
Musée d’Aquitaine, Bordeaux
c. 27,000-22,000 BC

Low relief venus is from Laussel, Dordogne.
17.5 inches) high.
Musee d’Aquitane, Bordeaux

Joseph Campbell, mettendo in rilievo l’universalità dell’immagine della Grande Dea o della Grande Madre dalla preistoria in poi, afferma che “senza dubbio nelle prime età della storia umana la forza magica e il miracolo della donna erano fonte di meraviglia quanto l’universo stesso, e questo dava alla donna un potere prodigioso che la parte maschile della popolazione ha cercato con tutti i mezzi di piegare, controllare e sfruttare ai suoi fini”.Egli associa l’esaltazione della caccia nei confronti dell’agricoltura, e la sparizione degli idoletti femminili al termine del periodo aurignaciano (circa 30.000 a.C.) con l’emergere di questa autoaffermazione maschile contro i poteri della donna.” Le immagini […] esprimono un atteggiamento verso la donna carico di consapevolezza della sua importanza intrinseca, del suo significato profondo, della sua esistenza al centro stesso di cio’ che è necessario e sacro. La sua bellezza ha forme che noi abbiamo quasi dimenticato, o che vengono considerate bruttezza. Il suo corpo possiede volume, profondità interiore, calma ed equilibrio. Non è particolarmente giovane, o meglio, è del tutto senza età. Appartiene a se stessa, anche quando allatta un neonato e anche quando è un idolo xoanico dalle molte mammelle. Esiste, non per allettare o rassicurare l’uomo, ma per affermare se stessa […].Le immagini dei culti prepatriarcali della dea dicevano alla donna che il potere, la reverenza e la centralità erano suoi per natura, non per privilegio o per miracolo; la femmina era primaria.”
“La coscienza prepatriarcale, secondo C.Rachel Levy, inizia con un’unità primordiale che viene percepita come femminile, e procede verso una consapevolezza delle dinamiche ancora controllate da una presenza femminile Nella crescente coscienza della dualità, la Madre conserva il suo precedente solido e fondamentale di status di terra con cui gli uomini tornano e da cui nasce la vita…La potenza femminile [era] il motivo dominante della cultura aurignaciana.
“Il rapporto madre-figlio è il rapporto umano fondamentale. Con la creazione della famiglia patriarcale, questo nucleo è stato oggetto di violenza. La donna non è stata solo svilita in quello che era il suo pieno significato e la sua piena capacità, e non è stata soltanto rinchiusa entro limiti strettamente definiti. Pur imprigionata e resa inoffensiva in un unico aspetto del suo essere-quello materno- ella resta oggetto di sfiducia, sospetto, misoginia in forme sia evidenti che nascoste. E gli organi di riproduzione femmini, la matrice della vita umana, sono diventati uno dei bersagli favoriti della tecnologia patriarcale.
L’uomo patriarcale ha creato-da una mescolanza di frustrazione sessuale e affettiva, di cieca necessità, di forza fisica, di ignoranza, e di intelletto separato dalle sue radici emotive-un sistema che ha messo la donna contro la sua stessa natura organica, fonte originaria dei suoi poteri e dei timori che incuteva.In un certo senso l’evoluzione femminile è stata mutilata, e non possiamo neppure immaginare su quali linee avrebbe potuto muoversi; possiamo solo provare, finalmente, a riprendere le redini di questa evoluzione.

Da Adrienne Rich, “Nato da donna”

Articolo tratto da: https://it.paperblog.com/la-dea-madre-371908/

https://suddegenere.wordpress.com/

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