Lettere

America rancida e perfetta

Un luogo desolato e rovente nel sud degli Stati Uniti, descritto con una sequenza di negazioni e sottrazioni: “Il paese in sè è squallido: non c’è nulla tranne la filanda del cotone, le case di due stanze dove vivono gli operai, pochi alberi di pesco, una chiesa con due finestre colorate e una misera via principale lunga appena un centinaio di metri”. Non basta: “Qui gli inverni sono brevi e crudi, le estati bianche d’un caldo accecante e feroce. Se cammini lungo la via principale in un pomeriggio d’agosto, non avrai nulla da fare”. L’unico svago è prendere a calci “un tronco imputridito”, oppure spingersi sino alla strada nazionale, per ascoltare i canti dei forzati alla catena, mentre spaccano pietre.
Espedienti necessari, altrimenti “l’anima ti si corrompe nella noia”. In un simile scenario, dove nulla può sfuggire alla curiosità morbosa dei pochi abitanti, Carson McCullers ambienta la nascita improvvisa e la fine repentina di un amore assurdo e rovinoso. La descrizione di questo sentimento bruciante è di una tale iperrealistica e arguta precisione di sintomi e dettagli, che ogni lettore lo fa proprio, riconoscendovisi. La ballata del caffè triste mancava dalle librerie italiane da vent’anni. Al capolavoro (non è una definizione esagerata) di Carson McCullers, pubblicato nel ’43 e ora riproposto da Einaudi Stile Libero, sono aggiunti sei racconti, tra cui “Wunderkind”, lavoro autobiografico con cui l’autrice esordì nel ’36.
Nata nella pigra, accecante, razzista Georgia, e giunta diciassettenne a New York per studiare pianoforte, diventò invece scrittrice di riconosciuto talento. Afflitta da gravi malattie, da un matrimonio infelice con uno scrittore d’insuccesso, tra bevute e reciproche infedeltà coniugali, tra soggiorni a Parigi e lunghe residenze in case per scrittori, fu amica di Tennessee Williams, di W. H. Auden, di Truman Capote. Il cuore è un cacciatore solitario, Riflessi in un occhio d’oro (da cui fu tratto un film indimenticabile di John Houston, con Marlon Brando ed Elizabeth Taylor), Orologio senza lancette, i titoli più noti dell’autrice che morì a soli cinquant’anni. Ha scritto Graham Greene: “Mrs. McCullers e forse Mr. Faulkner sono i soli dalla morte di D.H. Lawrence con una sensibilità poetica originale. Preferisco Mrs. McCullers a Mr. Faulkner perchè scrive con più chiarezza; la preferisco a D.H. Lawrence perchè non ha un messaggio”. Vero: Carsono McCullers ha una scrittura esatta e limpida, intrisa di romanticismo disincantato, con cui mette in scena individui marginali mossi da avidità, miseria e sogni, le cui felicità occasionali annegano nella solitudine e nella diffidenza, in un paesaggio dove la luce invadente del sud non permette di coltivare vite segrete. La scrittrice è una maestra dello stile realistico: si limita a sfiorare il grottesco, anche per via del tono mai aspro, mai giudicante, simpatetico coi suoi personaggi, che pure osserva e analizza con spietatezza. 
Per fortuna questa nuova edizione ha mantenuto la splendida traduzione originaria di Franca Cancogni, che esalta la prosa vivida e coinvolgente di uno dei più bei racconti del Novecento.
Leggetelo facendo all’attacco e alla chiusura che lo riprende in modo circolare, dal niente dell’inizio al niente della fine, come a suggellare l’impossibilità di cambiamento, l’immobilismo del Sud; e gustatevi le sottigliezze psicologiche e lessicali con cui viene descritta l’accensione amorosa tra la spilungona e irrancidita Miss Amelia (“L’unico uso che faceva del prossimo era cavarne soldi”), proprietaria di una distilleria di whisky e dell’unico bar del villaggio, e il suo presunto cugino Lymon, un nano gobbo e cattivo dal viso “a un tempo tenero e insolente”. Notevole, tra i racconti, anche “Dilemma domestico”: una coppia, i bambini, la casetta nei sobborghi, lei che beve mentre il marito è al lavoro. In poche pagine esemplari, tutta la noia, la rabbia e la tenerezza di un matrimonio americano.

Camilla Baresani – Il Sole 24 Ore

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